racconti(ni) di viaggio

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1996

Ci è sembrato naturale pensare di andare di nuovo verso Oriente, ma dove?
L’Oriente è grande! Il viaggio dell’anno scorso ci ha insegnato un sacco di cose e, soprattutto, ci ha permesso di capire che si può andare praticamente dappertutto, con i bambini.
Si, d’accordo, ma dove?
Da qualunque direzione mi sia venuta l’ispirazione, fatto sta che ad un certo punto nei nostri discorsi è comparsa la Malesia. Si la Malesia, quella di Salgari.
E’ comparso anche un neologismo! Ho iniziato a chiamare i bambini “i cicciopardi della Malesia”: si tratterebbe di un ferocissimo animale che ha l’aspetto dei bambini e, durante le vacanze estive, viaggia in Malesia, appunto.
4 giugno – Kuala lumpur
La sveglia ha suonato puntuale, ma noi ci siamo alzati con un certo ritardo: abbiamo potuto fare colazione per un pelo prima che chiudessero! Siamo poi coraggiosamente saliti su un taxi per andare a visitare il museo nazionale. Questo è focalizzato principalmente sulle tradizioni malesi ma non mancano oggetti della tradizione del Sarawak e del Sabah. E’ una rassegna piuttosto interessante soprattutto per le ricostruzioni di cerimonie, perlopiù nuziali, e per le collezioni abiti tradizionali, di oggetti di uso comune in campagna e di armi. Non manca la prima autopompa dei pompieri di Kuala Lumpur, la prima cabina della funicolare di Penang ed un grande modello di una draga per l’estrazione dello stagno, di cui la Malesia è il primo produttore mondiale.
Finita la visita abbiamo deciso di andare, a piedi alla moschea nazionale. Io ho indicato una direzione, Gabriella quella opposta. Abbiamo avuto ancora una dimostrazione di quanto sia scarso il mio senso dell’orientamento …
Dopo pranzo, scalzi, siamo andati a visitare la Moschea Nazionale. La signora, veramente, ha dovuto indossare una specie di camicione, lungo fino ai piedi, ed un fazzolettone azzurro attorno alla testa alla maniera delle donne mussulmane. Per Paola e Valeria è stato sufficiente il fazzolettone. I pavimenti sono tenuti di un pulito senza eguali.
La prayer hall può ospitare la bellezza di ottomila fedeli ma può essere osservata solo dal di fuori perché i non mussulmani non sono ammessi che all’esterno. E’ costata un’ira di dio di denaro, ma è davvero meritevole di una visita non solo per la sua grandiosità, ma anche perché di modernissima interpretazione stilistica delle forme e delle struttura tradizionali. E’ stata realizzata per ragioni politiche in quanto la maggioranza malese, tutta di religione mussulmana, soffre di un complesso di inferiorità nei confronti dei connazionali di origine cinese, generalmente più ricchi, in grandissima maggioranza legati alle loro tradizioni, in particolare il culto degli avi.
Abbiamo poi preso un taxi per rientrare in albergo con il pensiero devotamente rivolto alla sua piscina.
All’arrivo, improvvisa, è scoppiata la tragedia: “Dov’è la videocamera?” Porco qui, porco li! L’ho dimenticata! Ho implorato il tassista di riaccompagnarmi alla moschea per cercarla. Arrivati sul posto, quando stavo per scendere, il tassista mi ha chiesto cinque Ringgit in ostaggio. Maledetto! Glieli ho dati, ma non gli basteranno quando il suo taxi finirà appiccicato ad un albero. Comunque la videocamera non c’era. Sono stato così pollo, probabilmente, da cercarla nel posto sbagliato. Sono tornato mogio mogio pensando a cosa mi avrebbero comunicato le mie tre ragazze. In realtà sono state molto comprensive: hanno capito il dramma!

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