racconti(ni) di viaggio
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1997
14 giugno 1997 - Roma
La collaudata macchina da viaggio si è messa in moto con la consueta efficienza: tra una settimana partiremo per la Tailandia. Abbiamo svegliato dal letargo invernale le valigie e la borsa dei medicinali, il fornellino elettrico e il bidone pieghevole.
Ci siamo incasinati poco grazie agli automatismi ormai sperimentati da tutta la squadra.
Con una breve, intensa, amorevole occhiata Gabri mi ha persuaso a non portare con noi il cavalletto della fotocamera.
21 giugno - Roma
Abbiamo preparato le valigie senza grosse difficoltà: la vecchia Samsonite, protagonista di mille zuffe con gli addetti al carico dei bagagli di molti aeroporti, le valigie di Paola e Valeria: piccole ma dalle numerose esperienze. Il passeggino di Marco è emerso
baldanzosamente dalla cantina. E poi il beauty case, gli zainetti delle ragazze, una piccola borsa ricolma delle indispensabili automobiline e la borsa dell’attrezzatura fotografica, tremendamente pesante, completano il bagaglio. Siamo stati ragionevoli!
23 giugno - Bangkok
Il volo da Roma è andato come, ormai, d’abitudine. L’unica novità si èconcretata alla prima ora di viaggio delle undici previste, Valeria si è rovesciata addosso due coca
cola e una sprite. Pochi istanti dopo Paola, gelosissima, la panna destinata al caffè.
24 giugno - Bangkok
Dopo dodici ore di sonno ricca colazione e via, all’esplorazione della città! Una specie di tassista in agguato all’ingresso dell’albergo ci ha chiesto ben 250 Baht per accompagnarci al Museo Nazionale, è poi sceso a 200 ma Gabriella ha stabilito che era ancora troppo e lo abbiamo mollato. Il tizio ha continuato a dirci che tanto non avremmo cavato un ragno dal buco perché secondo lui i tassisti e i conducenti di tuk tuk, non parlando l’inglese, non ci avrebbero capito. A cinquanta metri dall’albergo, dopo avere schivato le attenzioni di due o tre "tuktukisti", ci siamo messi noi in agguato per un "taxi meter": cioè un taxi con il tassametro. I primi tre che abbiamo fermato sono andati via senza prenderci a bordo: non capivano un’acca di inglese. Il quarto si è fermato, ha fatto finta di capire dove volevamo andare, ha avviato il mezzo deciso: sembrava proprio avere capito tutto. Dopo qualche svolta si è ficcato nell’ingresso dello Sheraton, uno dei migliori alberghi di Bangkok, e
si è fatto spiegare dal portiere dove volevamo andare! Siamo arrivati al Museo Nazionale in una quindicina di minuti e il nostro intelligente autista ci ha fatto pagare esattamente la cifra segnata dal tassametro, vale a dire un terzo di quello che ci aveva chiesto quello dell’albergo. L’unico problema è stato che il museo il lunedì e il martedì è chiuso!
2 luglio - Chiang Mai
Anche oggi risveglio libero limitato solo dall’orario della colazione.
Abbiamo puntato con decisione verso il centro della cittadina. Di pomeriggio siamo passati di nuovo nel negozio indiano riuscendo ad acquistare un bel vestito per la signora. In centro non abbiamo trovato di meglio che un wat non particolarmente interessante. Vista la lunga camminata nessuno intendeva tornare nella zona dell’albergo a piedi. Paola voleva sperimentare uno di quegli strani automezzi per trasporto collettivo che in Indonesia sono chiamati Bemo e qui Songthaew. Si tratta di macchine tipo pick up di fabbricazione giapponese con due panche laterali messe dentro al cassone. Il tutto ricoperto da una tettoia semirigida. Alla fine ha prevalso la passione di Marco per i tuk tuk. Abbiamo preso al volo una conducente che poco prima, offrendoci un tour per la città, ci aveva esibito una sorta di raccomandazione scritta da turisti italiani su un quadernetto.
Alle 18,30, come da programma studiato a tavolino, ci siamo avventati sul Night Market per portare a termine il lavoro di shopping lungamente progettato. Abbiamo immediatamente acquistato due camicette di seta poi, senza perdere il ritmo, abbiamo catturato una salopette per Valeria e una camicia per Paola.
Abbiamo poi aumentato il ritmo acquistando in blocco sei portachiavi di legno e, dice la negoziante, d’argento. Con il fiato corto abbiamo acquistato un ventaglio, ma ci siamo prontamente rifatti agguantando sei scatolette di legno. A causa di un vuoto di idee abbiamo avuto una stasi, ma con un perentorio colpo di reni abbiamo comprato due magliette di cotone, un modellino, made in China, di tuk tuk e una camicia di seta da uomo. Ormai inebriati abbiamo spostato la nostra attenzione su una parte inesplorata del mercatino dove, però, siamo rimasti privi di prede nonostante diversi tentativi. Il carattere ci ha consentito di reagire di potenza comperando in blocco tre magliette di cotone. Poi, vinti dalla stanchezza, e spossati dallo stress di una prestazione senza precedenti, ci siamo avviati da Mc Donald’s per un hamburger.
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scriveteci, rimarremo amici (forse)!
CHI LAVORA IN BANCA AVVELENA ANCHE TE, DIGLI DI SMETTERE