racconti(ni) di viaggio
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1995
L’errore non lo abbiamo fatto subito perchè di quell’idea non ne avevamo mai parlato troppo, in presenza di Paola e Valeria. Marco non fa testo: aveva solo sei mesi.
Ad un certo punto è comparsa una guida turistica del Brasile. Non è stata notata subito ma dopo qualche giorno Paola l’ha vista ed ha chiesto spiegazioni. In qualche modo ho intuito di essere in pericolo ed ho cercato di minimizzare: "E' una guida turistica che ho comprato per caso, l’ho vista in una bancarella e l’ho presa. Non sapevo cosa leggere …". La bambina ha preso atto ma deve esserle rimasto qualche sensore acceso. Il guaio è che qualche cosa Gabri ed io abbiamo iniziato a dirla e le parole "viaggio" e "Brasile" sono comparse più volte nei nostri discorsi. Paola è tornata ad indagare con domande insidiosissime. Alla fine, stretti in un angolo, abbiamo iniziato a cedere dicendo che forse avevamo una vaga idea di fare un viaggio in Brasile per il decennale delle nostre nozze. Lì per lì né Paola né Valeria hanno reagito: tutto
sommato il tema era rimasto molto evanescente.
Sono passate svariate settimane sino a quando Paola e Valeria sono partite a testa bassa: "Veniamo anche noi". "Venite anche voi, dove?". "In Brasile!". Sono state semplicemente perentorie senza lasciarci la minima possibilità di pronta difesa. Lì per lì non abbiamo neanche compreso che facessero sul serio. Però mi hanno messo un bel dubbio.
Poi, improvvisa, la svolta: un’insegna del C.T.S. mi è apparsa sfolgorante, attraendomi irresistibilmente. Come mosso da una forza alla quale era impossibile opporre resistenza ho agguantato un depliant sull’Oriente. L’ho messo in borsa senza alcuna idea su cosa farne e mi
sono dileguato.
Dopo qualche giorno ho addirittura aperto il depliant bloccandomi su Bali. La celebratissima isola indonesiana mi è subito apparsa una meta meritevole di attenzione. Eravamo ormai a febbraio ed ho subito preso a lavorarci sopra. Naturalmente ho iniziato dalla fine vale a dire dalle videocassette di Quark: viaggi impossibili per qualsiasi essere umano, normale.
Il bambino che è in me mi ha fatto vedere tutto facile. Poi la ragione ha pian piano ripreso il controllo della situazione. Nel senso che ho iniziato a percepire che Paola era una bambina di otto anni, Valeria di sei e Marco di undici mesi: come diavolo mi era saltata nella mia mente bacata l’idea di portare il trio in un paese del quale non sapevo nulla? Cosa diavolo si mangia in Indonesia? Ma li useranno i pannolini? E gli omogeneizzati? E il latte?
All’improvviso mi sono sentito come il visitatore di una fiera che entra nella navicella spaziale esposta e preme il pulsante rosso. Le difficoltà hanno iniziato a sembrarmi enormi. No, non mi è venuto da piangere. Però ho smesso di sentirmi sicuro di me stesso. Meno male che Gabriella è una ragazza equilibrata e pietosa: mi ha lasciato rosolare un pochino poi mi ha fatto osservare che anche in Indonesia allevano bambini e che, tutto sommato, si
sarebbe trattato di stare un attimino attenti.
Dopo accurate ricerche abbiamo trovato in una bancarella un tegamino di acciaio della misura adatta. Poi, in un negozio di ricambi per elettrodomestici, un fornellino elettrico da viaggio, immaginando che con quello avremmo potuto, se non altro, scaldare un po’ di latte per Marco. Ma, in Indonesia il latte esiste? Ho iniziato a guardare la nostra vecchia valigia rigida con occhi nuovi: avrebbe comodamente potuto contenere un certo numero di vasetti di omogeneizzati e un quantitativo adeguato di confezioni di latte a lunga conservazione …
A metà marzo già avevamo definito il nostro itinerario, l’esatta scelta degli omogeneizzati da portare e, soprattutto, i quantitativi: centoventi dico centoventi vasetti astutamente assortiti in carne, pesce e verdure; trenta confezioni da mezzo litro di latte a lunga conservazione. E i panni? Porca miseria i panni! Abbiamo deciso per tre confezioni da trenta panni ciascuna: c’è voluto un borsone ad hoc.
Naturalmente non mi è sfuggito che per viaggiare ci vogliono biglietti d’aereo e alberghi. Si è resa quindi indispensabile una nuova visita al C.T.S. per un bel preventivo. La signora Grazia, allo sportello dell’agenzia, ha accolto la mia richiesta, ha annotato diligentemente voli, città e date. Poi, quando le ho chiesto un preventivo per due "adults", due "children" e un "infant" con la compagnia indonesiana Garuda, è impallidita.
Dopo una quindicina di giorni il preventivo era pronto. Tonino, il collega che mi aveva accompagnato, ha dovuto consolarmi a lungo, alla lettura della cifra scritta in fondo al foglio.
Quando mi sono presentato baldanzoso alla signora Grazia ed ho tirato fuori il mio carnet di assegni, lei ha mormorato: "Allora non era uno scherzo ..."
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scriveteci, rimarremo amici (forse)!
CHI LAVORA IN BANCA AVVELENA ANCHE TE, DIGLI DI SMETTERE